Approfitto in modo spudoratamente personale del mio spazio personale, per elencare una serie di persone con le quali un giorno vorrei andare a cena. L’utilità di questo elenco è praticamente uguale a quella di un cubo di ghiaccio in groenlandia, di uno macchina per scrivere wi-fi e di un voto a pannella (avrei voluto dire berlusconi, ma purtroppo non riuscirò mai a convincere chi crede nel nano maledetto a togliersi quel fottuto prosciutto dagli occhi). Ma, come detto, lo spazio e mio e ne abuso, sfiorando decisioni totalitarie e rasentando il comportamento di qualche dittatore medio-orientale con i mezzi di comunicazione (medio-oriente?sono proprio sicuro? ho come la sensazione che forse era più a occidente, mah, saranno i peperoni…) e quindi procedo. Per dovere di cronaca c’è da dire che l’elenco non è in ordine di preferenza e per facilitarmi il compito ho inserito 10 persone ancora vive (non me ne vogliano Douglas Adams e Giorgio Bettinelli)
1. Anthony Bourdain
2. Al Gore
3. David Sedaris
4. Stephen King
5. Michelle Monaghan
6. Steve Jobs
7. Beppe Severgnini
8. Steve McCurry
9. Olivia Wilde
10. Ian Hodder
L’elenco è suscettibile di aggiunte (e di sostituzioni in caso di decessi improvvisi, mi riferisco soprattutto a Bourdain per cosa e come mangia)
A voi ora…
Ecco la mia foto su Internazionale, per chi non è riuscito a reperire il numero cartaceo:

Ecco quello che rimane dei vari palazzi di Saddam, Uday e Qusay. Sparsi un pò ovunque in Iraq, tra Tikrit (città natale di Saddam al-Tikriti) e le rive del Tigri fuori Baghdad, oggi sono sede del personale militare americano.

(Foto: i resti di una piscina nel palazzo di Uday a Jebel Makhoul, Iraq)
via BldgBlog
Patrick Smith, pilota e columnist di Internazionale, spiega il disastro dell’Airbus francese:
A quattro giorni dallo scomparsa del volo Air France 447, le autorità non sono ancora riuscite a identificare le cause che hanno portato al disastro. Patrick Smith ha spiegato su Salon perché, secondo lui, quell’aereo non doveva cadere.
“Turbolenza e fulmini: si ipotizza siano state queste le cause del disastro aereo. Non sono convinto: né la turbolenza né i fulmini sono motivazioni sufficienti a far cadere un aereo. Anche se è la prima preoccupazione di ogni passeggero, il livello di turbolenza necessario a danneggiare seriamente un aereo è altissimo. Cinque milioni di persone ogni giorno viaggiano su 35mila aerei. Negli ultimi cinquant’anni, quelli caduti a causa della turbolenza si contano sulle dita di una mano”.
Niente turbolenza, quindi. Un fulmine, allora? “È piuttosto comune che un aereo venga colpito da un fulmine. Un aereo intercontinentale viene colpito in media una volta ogni tre anni, uno che vola su tratte regionali (quindi a più basse altitudini) almeno una volta l’anno. I danni causati dai fulmini sono superficiali”.
Insomma, il volo Air France 447 non sarebbe dovuto cadere. Però è caduto. “Molto spesso la somma di più eventi non dannosi ma simultanei riesce a generare pericoli sorprendenti. È possibile che un fulmine insolitamente potente abbia danneggiato i sistemi elettrici, e i piloti non siano riusciti a porvi rimedio a causa della tempesta e della depressurizzazione della cabina”.
Rimangono dei dubbi anche sul perché l’aereo non abbia evitato la tempesta. “Tutti gli aerei sono sopravvisti di sistemi radar sofisticati che permettono di individuare e aggirare le aree con maltempo. Questa volta qualcosa è andato storto, ma temo non sapremo mai cosa”.
Nessuna speranza di trovare sopravvissuti, secondo Smith. “Il recente exploit del capitano Sully, che fece atterrare un aereo sul fiume Hudson salvando tutti i passeggeri, ci ha dato troppe speranze. Ma il volo Air France avrebbe dovuto tentare un atterraggio di emergenza sull’oceano in tempesta, nella completa oscurità”.
via Internazionale
Interessante, folle, innovativo, e per questo affascinante, progetto di David Lynch: intervistare una persona diversa ogni tre giorni, viaggiando in lungo e in largo per gli States.
Oggi si pubblica la prima intervista (un vecchietto di nome Jess, californiano di Needless, un nome un programma ’sta citadina)
Non che ci voglia tanto ad essere meglio del Cavaliere, s’intende, però tra ieri e oggi ho maturato la seria idea di dare il mio inutile e superfluo voto al centrocampista catalano. Lo spettacolo della finale di Champions ha, ancora una volta, mostrato al mondo l’inadeguatezza del calcio italiano, e per metafora ricevuta, dell’Italia tutta. Il centrocampo del Milan, squadra che si fregia dell’onorabile tifoso, ha l’età di quattro Guardiola (che sulla Costa Brava però fa l’allenatore), mentre i due piccoletti blaugrana, a stento sorpassano il solo Maldini. Anche nelle capitali, fuori dal verde dei campi, le cose non vanno meglio. Zapatero potrebbe essere il figlio di Berlusconi (educato comunque bene, almeno secondo dichiarazioni Ansa), piuttosto che di Prodi o di qualche altro politicosauro italiano. Dopo dieci anni dall’inizio del III millennio in Italia comandano ancora quelli nati negli anni più vicini all’800 che al Vietnam. Iniesta voto 8: recupera, corre, è bianchiccio come un inglese di Sheffield e sembra uno a posto. Berlusconi voto 4: sarà anche un amante rispettoso, un presidente di calcio indaffarato e attento alle esigenze della squadra, un imprenditore onesto e pulito, un cantante sopraffino, ma ha deciso di esistere, e questo lo (ci) condanna. Da rivedere
Cinque brevi cose sulla Siria oggi:
1. i turisti indossano solo pantaloni kaki
2. negli internet point si ascolta la colonna sonora di Titanic
3. facebook non funziona
4. il mio iPhone non riesce a fare squilli
5. fa, ovviamente, caldo
Dallas, 22 novembre 1963….
la macchina presidenziale avanza lentamente, a stento trattenendo tutta la potenza di cui sicuramente è capace. le persone all’interno sono felici e un pò accaldate, in texas fa caldo anche a novembre e giacche e lustrini certo non aiutano. La folla acclama, urla, applaude. Le mani sono alzate per il saluto, i denti in bella vista per i sorrisi e i bambini, sulle spalle dei padri, si divertono senza ben comprendere. Da una piccola finestra, in un palazzone rosso frustato dal sole, con il sudore che gli sta colando sulla fronte, un uomo chiude l’occhio sinistro, fa un bel respiro e piega l’indice….
Ecco che, a distanza di quasi 46 anni una nuova foto, di qualche mese precedente, pone inquietanti interrogativi sull’omicidio Kennedy.
via Spicedogs